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Curiosità: l’uomo che desidera essere paraplegico

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La storia di oggi arriva dalle pagine del New Scientist e precisamente dalla rubrica Mindscapes, inaugurata recentemente e dedicata ai disturbi neurologici più strani ed in un certo modo misteriosi.

Si tratta del racconto della vita del signor Sean O’Connor, affetto da un raro disturbo neurologico chiamato “disturbo dell’identità dell’integrità corporea” o più semplicemente BIID (dall’inglese body integrity identify disorder) che lo induce a pensare che i propri arti non appartengano effetivamente al proprio corpo.

Mr O’Connor, pur essendo un uomo molto razionale e privo di qualsiasi patologia motoria, afferma:

“Ho tentato di rompermi la schiena, ma ho fallito. Ho bisogno di essere paraplegico, paralizzato dalla vita in giù […] Non odio le mie gambe… solamente le sento…sbagliate. Sono cosciente che sono come la natura ha previsto che siano, ma provo un intensa sensazione di disagio nell’essere in grado di percepire e muovere le mie gambe”

Il primo caso diagnosticato di BIID risale al XVIII secolo quando un chirurgo francese fu obbligato, contro la propria volontà e sotto la minaccia di una pistola, ad amputare la gamba sana ad un inglese. Successivamente il chirurgo ricevette un lauto compenso e una lettera di ringraziamento per la rimozione di “un arto che rappresentava un insormontabile ostacolo alla mia felicità”.

Oggi sappiamo che questo disturbo si divide in due tipi: c’è chi vuole paralizzare una parte del proprio corpo e c’è chi desidera l’amputazione di uno o più arti. Il disturbo, inoltre, può non riguardare solo gli arti ma colpire anche altre parti del corpo, con persone che vorrebbero diventare sorde o cieche.

Ma quali sono le ragioni neurologiche che stanno alla base di un simile disturbo?

Nel 2011 all’Università della California un team guidato dal celebre Professor Vilayanur S. Ramachandran ha analizzato l’attività cerebrale di quattro soggetti affetti da BIID. I ricercatori, toccando l’arto che il paziente desiderava venisse amputato, hanno notato una riduzione nell’attivazione di una regione chiamata lobo parietale superiore destro. Questa regione, affermano i ricercatori, è fondamentale per creare una “sensazione coerente di possedere un corpo”.

Schema rappresentativo del telencefalo umano

Il nostro cervello odia essere confuso. Quando le persone affette da questo disturbo vengono toccate non riescono ad incorporare il messaggio tattile. Quindi, per rimuovere questo senso di confusione, il cervello rifiuta l’arto nella sua totalità.

Ramachandran e colleghi suggeriscono come alcune persone possano nascere con un cervello dotato di una mappa del corpo imperfetta o incompleta. In sostanza alla base del disturbo vi sarebbe uno sviluppo sbagliato o incompleto delle reti neuronali che ci permettono di percepire i nostri arti come parti del nostro corpo.

È stato dimostrato che l’amputazione o l’induzione alla paralisi risolvono effettivamente il disagio provato da queste persone. Entrambe le pratiche sono però illegali ed eticamente deprecabili. Per evitare di dover ricorrere a scelte così estreme i ricercatori, ed il buonsenso, suggeriscono di impegnarsi per trovare una terapia neurologica efficace.

A questa malattia, infine, sono stati dedicati un documentario nel 2004 intitolato “Whole” e un film di black-humor nel 2010 dal titolo Armless”. Quest’ultimo racconta la storia di uomo che vaga in cerca di un dottore disposto ad amputargli entrambe le braccia. Qui di seguito il trailer:

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Informazioni su dariomelgari

Sono un biologo biomedico laureato presso l'Universita' degli Studi di Milano. Attualmente sono un PhD student presso la University of Bristol dove studio l'attivita' elettrica del cuore e le molecole che la modulano.

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