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Perché l’omeopatia non funziona. Un semplice calcolo.

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Con il temine omeopatia vengono indicati tutta una serie di rimedi terapeutici che vengono comunemente considerati come alternativi alla tradizionale scienza medica.

Nonostante la popolarità di cui gode, i principi teorici su cui si basa l’omeopatia non hanno alcun fondamento scientifico e difatti l’Organizzazione Mondiale della Sanità non la include tra i metodi di cura efficaci.

Senza entrare troppo nel dettaglio, una cura omeopatica prevede in generale che ad un malato venga somministrata una forte diluzione di una sostanza capace di indurre in una persona sana gli stessi sintomi mostrati dal malato in questione.

Tralasciando l’assurdità del concetto di curare un sintomo con una sostanza che da quel sintomo (per esempio curando l’insonnia con la caffeina) vorrei concentrarmi sul concetto di diluizione.

La diluizione è un punto cardine delle teorie omeopatiche ed è, senza neanche farlo apposta, il concetto più facile da criticare e confutare.

In genere le diluizioni utilizzate in omeopatia (e indicate come “potenza” del principio omeopatico) possono essere diluizioni decimali (1 parte di principio in 9 di diluente) o centesimali (1 parte di principio in 99 di diulente).

Un principio omeopatico con una potenza di 12C, per esempio, indica una diluizione centesimale ripetuta per 12 volte. Si passa quindi da una diluizione di una parte su 100 al primo passaggio per arrivare ad una parte su 100 elevato alla dodicesima (10012 o 1024 , cioè  una parte su un milione di miliardi di miliardi) all’ultimo passaggio.

Il problema fondamentale è che esiste un limite alle diluizioni possibili e tale limite (invalicabile) è rappresentato dal Numero di Avogadro.

Il Numero di Avogadro è una costante che indica il numero di particelle contenute in una mole di una particolare sostanza (la mole è l’unità di misura della quantità di sostanza). Il Numero di Avogadro è circa 6.022×1023 ovvero più o meno seicentomila di miliardi di miliardi.

Una mole di zucchero (circa 340 grammi considerando il peso molecolare del saccarosio) contiene quindi circa 600mila miliardi di miliardi di molecole di zucchero.

Perché in una soluzione di acqua e zucchero vi sia almeno una molecola di zucchero, quindi, non possiamo diluirla oltre il Numero di Avogadro. In un bicchiere di acqua e zucchero diluito a 12C, ad esempio, avremo praticamente una sola molecola di zucchero in tutto il nostro bicchiere.

Una diluizione superiore ai 12C è quindi acqua pura ed i principi omeopatici spesso sono il risultato di ulteriori e numerosi passaggi diluzione.

Rimedi omeopatici con diluizioni 30C, ben oltre il limite di 12C consentito dalle leggi della chimica-fisica

La farmacologia, invece, è un gioco di proiettili e bersagli e si basa sul concetto verificabile di interazione tra molecole. Una molecola di un farmaco o di una qualsiasi sostanza (come lo zucchero) interagisce con altre molecole all’interno del nostro corpo stimolando un effetto noto e determinato.

Tornando allo zucchero, le molecole che lo compongono interagiscono con i recettori del gusto dolce posti sulla nostra lingua dandoci così la sensazione del dolce che tutti conosciamo.

Un numero maggiore di molecole interagiranno con più recettori facendoci percepire un gusto più dolce. Immagino che chiunque abbia esperienza del fatto che un bicchiere di acqua e zucchero con poco zucchero (cioè molto diluito) sarà poco dolce.

In sintesi, se vi piace il caffè zuccherato vi sconsiglio di farvelo preparare da un omeopata!

Il meccanismo molecolare della percezione del gusto dolce. Le molecole di zucchero/dolcificante interagiscono con i recettori delle papille gustative attivando una cascata di segnali molecolari.

Questo ragionamento vale ovviamente per qualsiasi farmaco, sostanza o molecola.

La comune Aspirina ad esempio (la cui molecola è l’acido acetilsalicilico) interagisce con un enzima chiamato cicloossigenasi. Bloccando questo enzima viene bloccata la produzione di prostaglandine, ormoni coinvolti nella trasmissione del dolore al cervello e nella regolazione della temperatura corporea.

L’effetto analgesico dell’aspirina è quindi facilmente spiegabile e dimostrabile a livello molecolare e l’interazione tra la molecola di farmaco e l’enzima-bersaglio è alla base del suo meccanismo di funzionamento.

In sostanza (ahah! in “sostanza”, ho fatto la battuta….), mentre la farmacologia studia interazioni reali e rilevabili tra molecole e bersagli, gli effetti dell’omeopatia non vanno oltre quelli dell’effetto placebo.

Ovviamente non voglio tessere le lodi delle grandi case farmaceutiche i cui comportamenti, non sempre limpidi, sono impostati secondo una logica di profitto; ma le industrie omeopatiche non sono da meno o forse sono anche peggio poiché vendono acqua a caro prezzo spacciandola per Elisir di lunga vita.

Analisi chimica che evidenzia come il principio omeopatico non contenga alcuna sostanza.

Per approfondire il ragionamento vi consiglio questo POST sul blog Medbunker da cui è tratta l’immagine dell’analisi chimica riportata qui sopra.

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Informazioni su dariomelgari

Sono un biologo biomedico laureato presso l'Universita' degli Studi di Milano. Attualmente sono un PhD student presso la University of Bristol dove studio l'attivita' elettrica del cuore e le molecole che la modulano.

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  1. Pingback: Fitoterapia Vs Omeopatia: le differenze | potenziale d'azione

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