Feed RSS

Perché l’effetto placebo funziona?

Inserito il

Perché l’effetto placebo funziona?

Attenzione, non COME funziona, quello è già noto ed è collegato al rilascio a livello nervoso di oppiacei endogeni, antidolorifici naturalmente prodotti dal nostro corpo e conosciuti anche con il nome di endorfine (sostanze endogene simili alla morfina); bensì PERCHÉ funziona.

In verità non esiste una risposta vera e propria. Le motivazioni alla base dell’effetto placebo, infatti, formano uno dei numerosi quesiti (per ora) irrisolti della Scienza.

Lo spiega magistralmente Nicholas Humphrey, docente di psicologia a Cambridge, in un video (in inglese) pubblicato sul canale YouTube della Royal Institution of Great Britain:

Dal punto di vista evolutivo l’effetto dei placebo è paradossale. Quando assumiamo un placebo, ovvero una sostanza che di per sé non ha alcun effetto fisiologico sul nostro organismo, otteniamo un effetto reale sul nostro stato di malattia. In pratica ci auto-curiamo.

Ma se siamo in grado di curarci in maniera autonoma come mai non lo facciamo e basta? Per quale motivo abbiamo bisogno di assumere una pillola di semplice zucchero o di intraprendere un pellegrinaggio fino a Lourdes per attivare questo meccanismo?

Pillola di placebo

Dal punto di vista evolutivo una possibile spiegazione potrebbe essere che non ci auto-curiamo perché questo potrebbe risultare svantaggioso.

Quello che noi chiamiamo malanno in realtà fa parte di un meccanismo di difesa: se ci rompiamo una gamba è necessario provare dolore perché questo ci impedisce di peggiorare il danno; se veniamo infettati da dei batteri è necessario che ci venga la febbre perché l’aumento di temperatura corporea ha lo scopo effettivo di uccidere i batteri che non sopravvivono a temperature elevate.

Esiste una malattia rara (poche centinaia di casi in tutto il mondo) chiamata disautonomia familiare che, tra i vari sintomi, provoca insensibilità al dolore. Un individuo insensibile al dolore è sostanzialmente privo di meccanismi di difesa perché non può né percepire i pericoli né accorgersi di essere stato danneggiato (con il rischio reale di peggiorare il danno).

Provare dolore, febbre o nausea è quindi un vantaggio evolutivo cruciale per la nostra sopravvivenza.

Nel video sopracitato il Professor Humprhey considera il bilancio tra costi e benefici del provare dolore. Immaginate un bambino che cade e si sbuccia il ginocchio. Il dolore lo tiene fermo impedendogli di peggiorare la ferita ed il pianto è un richiamo d’aiuto rivolto ad altri individui della sua specie. Questi sono i benefici del dolore, ma, considerando i costi, se il dolore persiste per un tempo troppo lungo questo diventerà svantaggioso in quanto il bambino non potrà essere autosufficiente né sarà in grado di fuggire davanti ad eventuali predatori.

L’arrivo della madre risolve la situazione. Il bambino ora non ha bisogno di cercare ulteriore protezione,: è in salvo e il dolore diminuisce perché si riducono i benefici ad esso legati. Il dolore non è più necessario e scompare.

L’intervento della madre rappresenta un sistema di cura efficace (non placebo) perché la protezione che promette è reale. Il bambino viene effettivamente soccorso dalla presenza della madre che lo porta al sicuro, dove il dolore non serve più.

Supponiamo ora che il bambino veda un poster sul muro con la scritta:

“Il grande dio Elmo (un personaggio dei Muppet) veglia su di te, non c’è nulla di cui preoccuparsi”

Questo è oggettivamente un messaggio falso (placebo). Ciononostante la reazione del bambino è la stessa suscitata dall’arrivo della madre e l’inganno provoca la riduzione del dolore.

In sintesi, possiamo ricevere un segnale di sicurezza falso che riesce ad avere la stessa efficacia di un segnale di sicurezza vero e proprio.

Il Possente Dio Elmo in un’immagine di repertorio

Dall’esempio del bambino con il ginocchio sbucciato si intuisce come l’effetto placebo sia sostanzialmente un errore che può risultare dannoso in quanto ci porta ad abbassare le nostre difese (riducendo il dolore) di fronte a segnali di sicurezza falsi. In sostanza ci induce a sentirci meglio quando potremmo essere ancora in pericolo.

È evidente come, in un passato evolutivo non troppo lontano, questo abbia potuto rappresentare un grosso problema: curarsi prematuramente, prima di essere effettivamente al sicuro, suona oggettivamente come una cattiva idea.

Nonostante questo al giorno d’oggi l’effetto placebo è tollerabile (e sfruttabile) perché viviamo in un ambiente sicuro che ci  protegge dai pericoli. L’uomo moderno non ha bisogno di essere prudente quanto i suoi antenati e una dose di ottimismo artificioso può bastare veramente ad alleviare alcuni malanni.

L’effetto placebo quindi può essere tollerato in una società protetta come la nostra, ma risulta ancora difficile trovare una teoria convincente che spieghi le ragioni evolutive che stanno alla base del fenomeno. Per ora possiamo limitarci a crogiolarci nelle nostre endorfine protetti dall’ambiente sicuro in cui viviamo, un po’ come Homer in questo video:

 [Se questo post vi è piaciuto e volete rimanere aggiornati non dimenticate di mettere un bel “mi piace” sulla PAGINA FACEBOOK!]

Annunci

Informazioni su dariomelgari

Sono un biologo biomedico laureato presso l'Universita' degli Studi di Milano. Attualmente sono un PhD student presso la University of Bristol dove studio l'attivita' elettrica del cuore e le molecole che la modulano.

Una risposta »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: