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Perché le banane non hanno semi?

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La banana è uno dei frutti più diffusi e consumati dall’uomo. Domesticata originariamente nella Papua Nuova Guinea, oggi viene coltivata in più di 107 differenti paesi (India in testa) con una produzione globale che supera ampiamente i 100 milioni di tonnellate all’anno.

Ma vi siete mai chiesti come mai le banane non hanno semi? E se non hanno semi, come si riproducono?

La risposta è semplice ma forse non troppo immediata. Per poter capire il mistero che si cela dietro questa falsa bacca della famiglia delle Musaceae dobbiamo introdurre il concetto di ploidia.

In genetica con il termine ploidia si indica il numero delle serie di cromosomi presenti all’interno di una cellula. Prendiamo come esempio l’uomo. Sappiamo che ciascuna nostra cellula somatica (ovvero una qualsiasi cellula che non sia uno spermatozoo o un ovulo) ha 46 cromosomi, 23 ereditati dal padre e 23 dalla madre.

Quinidi abbiamo due serie di cromosomi omologhi e possiamo definirci organismi diploidi o 2N.

I 46 cromosomi umani organizzati in 23 coppie (due serie di cromosomi omologhi)

I 46 cromosomi umani organizzati in 23 coppie (due serie di cromosomi omologhi). I cromosomi X e Y formano la coppia numero 23.

I nostri gameti invece (spermatozoi e ovuli) sono aploidi  (1N) in quanto hanno una sola serie di 23 cromosomi. Unendosi ad un gamete del sesso opposto formeranno una cellula somatica con 46 cromosomi.

In genere numeri pari di ploidia sono ben tollerati dagli organismi e si parla di euploidia (buona ploidia), mentre i numeri dispari sono difficilmente gestibili nella riproduzione binaria di una cellula e in questo caso di parla di aneuploidia.

Anche le banane, in quanto organismi viventi, hanno cellule contenenti cromosomi e anche in questo caso un numero pari di serie di cromosomi è ben tollerato. Una banana diploide (2N) può produrre gameti aploidi (1N), una banana tetraploide (4N) produrrà gameti diploidi (2N), e così via.

Le banane che mangiamo tutti i giorni, invece, sono triploidi (3N) in quanto derivano dall’incrocio tra una banana 4N e una 2N. Come detto sopra un numero dispari di ploidia è difficile da gestire durante la riproduzione. Per questo motivo le banane 3N non riescono a produrre gameti bilanciati e risultano sterili e prive di semi

Ma se sono sterili e senza semi, come si possono riprodurre?

Semplice, per riproduzione asessuata. Quando un banano viene abbattutto per la raccolta dei suoi frutti un suo pollone radicale (nuove piante che si sviluppano dalle radici delle pianta madre) viene ripiantato per far nascere un nuovo banano che darà nuovi frutti.

Questo significa che le banane che mangiamo sono tutte cloni della stessa banana!

Tutte le banane che mangiamo appartengon infatti alla varietà Cavendish ed essendo prodotte senza incroci sono tutte geneticamente molto simili tra loro. Una bassa variabilità genetica comporta un’elevata vulnerabilità agli agenti patogeni. La mancanza di incroci, infatti, limita la diffusione di geni di resistenza che possono proteggere da attacchi di agenti patogeni come virus o funghi.

La banana Cavendish. La maggiormente diffusa nel commercio mondiale.

La vulnerabilità delle banane non è un concetto puramente teorico. Fino agli anni 50, infatti, a dominare il mercato mondiale era la varietà Gros Michel, la quale però fu quasi portata all’estinzione da un fungo che distrusse tutte le coltivazioni mondiali (risparmiando solo parte dell’Asia).

La Gros Michel fu quindi soppiantata dalla Cavendish che mangiamo oggi, ma anch’essa potrebbe estinguersi in pochi anni per via di nuovi funghi e nuove malattie.

Ricercatori in tutto il mondo stanno tentando di salvare la Cavendish e la produzione mondiale di banane attraverso le moderne tecniche di ingegneria genetica (come ho spiegato in un altro POST gli OGM sono solo una tecnica, che, come un questo caso, può essere usata in modo utile e costruttivo).

Curiosità: le banane sono naturalmente lievemente radioattive in quanto ricche di potassio (niente di pericoloso, molti cibi sono lievemente radioattivi). La dose equivalente ad una banana è un’unità di misura che esprime la quantità di radiazioni assorbite. Per fare un esempio l’esposizione alle radiazioni della popolazione italiana nei 10 anni successivi al disastro di Chernobyl è stimata intorno alle 11,5 banane al giorno.

[IMPORTANTE NOTA INTEGRATIVA: In seguito ad un commento lasciato da un lettore, che ringrazio, ho deciso di integrare questo post con informazioni che, per mia ignoranza, erano state escluse dal post originale. Le banane vengono generalmente colte acerbe ed il processo di maturazione una volta staccate è in realtà una decomposizione che aumenta la concentrazione di zuccheri nel frutto e rende il frutto mangiabile. Se la banana viene lasciata a lungo sulla pianta l’effettivo processo di maturazione può portare alla formazione di piccoli semi vestigiali (visibili nella banana come file di fini grani neri). Questi sono sterili e sono residui dei semi delle piante ancestrali dalle quali la banana moderna discende. Potete approfondire ulteriormente l’argomento in articoli dedicati alla selezione delle banane moderne QUI e QUI.]

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Informazioni su dariomelgari

Sono un biologo biomedico laureato presso l'Universita' degli Studi di Milano. Attualmente sono un PhD student presso la University of Bristol dove studio l'attivita' elettrica del cuore e le molecole che la modulano.

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  1. Francesco Iaria

    Sono davvero scioccato,ma come fate a definirvi esperti scienziati, botanici ecc, e poi date delle risposte che non hanno nulla di logico..credete che usando paroloni gli altri vi considerino dotti? il banano non si riproduce per talea come descritto da voi…ma si lasciano dei polloni radicali…le banane non contengono semi in quanto si raccolgono crude e la maturazione del frutto non è una vera maturazione ma un processo di decomposizione che aumenta gli zuccheri e rende il frutto dolce e mangiabile….ma se si lascia maturare attacato alla pianta produce i semi che sono simili a dei fagioli un pò piatti e grossi quanto lenticchie…e le banane mature sulla pianta non sono gialle ma…..questo lo sapete visto che vi prendete la briga di spiegare le cose

    Rispondi
    • Ciao Francesco,

      grazie per il tuo commento e grazie per la spiegazione. Premetto che non sono un botanico e non ho mai detto di esserlo, quando scrivo un post spesso cerco di rispondere a dubbi che io stesso ho, quindi la mia competenza in materia è decisamente relativa e si limita a quello che riesco a recuperare.

      La tua spiegazione mi fa scoprire qualcosa di cui non ero a conoscenza e per questo ti ringrazio. Mi scuso se ho in qualche modo urtato la tua competenza in materia, non era mia intenzione ovviamente. Se mi dai il tuo permesso sarei lieto di inserire una nota nel post con la tua spiegazione. Se inoltre potessi passarmi un articolo o fonte per approfondire l’argomento te ne sarei ancora più grato.

      Grazie ancora e buona giornata.

      Rispondi
      • Ciao Dario,
        sarebbe da correggere la parte in cui dici “si pianta un ramo”. Il banano non ha rami, bensì un unico fusto composto dai fusti delle foglie. Si riproduce piuttosto (come già detto nel commento del lettore qui sopra), per polloni radicali, cioè per nuove piante che crescono intorno alla pianta madre nascendo dalle radici di questa.
        Infatti eventualmente si possono fare talee… di radice.

      • Ciao Dan,

        grazie mille per il tuo commento. Provvedo a correggere il post.

    • Il mio professore di miglioramento genetico in realtà a lezione ha dato la stessa identica spiegazione di questo blog. Quel che dice Francesco Ilaria mi è nuovo

      Rispondi
      • Grazie per il tuo commento Daniel. Probabilmente le banane se lasciate maturare sono in grado di sviluppare dei semi vestigiali, sterili e solo reminescenze dei semi delle banane ancestrali.

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