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L’evoluzione degli occhi a mandorla

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La maggior parte dei post su questo blog nasce sempre da domande che mi pongo osservando l’ambiente quotidiano che mi circonda. Poiché in questo periodo mi trovo in Giappone le curiosità che mi colpiscono sono per forza di cose legate a questo strano e affascinante universo.

Da quando mi trovo in Asia ho trattato argomenti come la fisiologia del pesce palla (prelibatezza della cucina giapponese) e lo strano rapporto degli asiatici con gli alcolici. Proseguendo lungo questa tangente vorrei ora affrontare un altro dei tratti distintivi delle popolazioni asiatiche: gli occhi a mandorla.

Da dove deriva la tipica forma degli occhi asiatici?

I fattori anatomici che determinano la forma degli occhi a mandorla sono diversi. Questi includono zigomi alti, un ponte nasale più schiacciato, accumuli di grasso attorno agli occhi ed un epicanto mediamente più pronunciato. L’epicanto è una piega di pelle che si trova sopra sopra l’occhio davanti alla palpebra ed è probabilmente la componente più caratteristica degli occhi a mandorla.

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Tipico occhio asiatico, con un epicanto (piega cutanea davanti alla palpebra) particolarmente pronunciato. [Fonte: Wikipedia]

Ma come si sono evoluti gli occhi a mandorla?

Per rispondere a questa domanda bisogna prima di tutto sfatare un mito. Gli occhi a mandorla non sono un’esclusiva delle popolazioni asiatiche. Un epicanto sviluppato si trova comunemente nei neonati i cui occhi in crescita vengono protetti da questa particolare piega cutanea. Tale protezione può risultare utile anche in un individuo adulto se vive in un ambiente particolarmente ostile.

La selezione naturale ha perciò portato ad un fenomeno di neotenia (ovvero la persistenza in età adulta di tratti infantili) in quei popoli che abitano ambienti caratterizzati da grandi sbalzi stagionali, tra inverni rigidi ed estati torride. Gli occhi a mandorla si sono quindi evoluti in territori continentali e remoti (come ad esempio la Mongolia e la Siberia, ma non solo) mentre gli occhi più “caucasici” sono tipici di territori più temperati e tropicali.

Di conseguenza un epicanto molto sviluppato si può trovare anche in popoli differenti come gli scandinavi, irlandesi, eschimesi, indigeni americani e africani (soprattutto nei Boscimani del Sudafrica). Inoltre, questo tratto che da agli occhi un taglio così particolare è presente nella maggioranza dei soggetti affetti da sindrome di Down (da cui deriva il termine ormai dispregiativo di mongoloidismo).

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Esempi di occhi a mandorla (con un epicanto mediale pronunciato) in popolazioni non asiatiche. Da in alto a sinistra e in senso orario: la cantante islandese Bjork di discendenza scandinava, Nelson Mandela, una ragazza indigena sudamericana e un’anziana Inuit.

Al giorno d’oggi, però, gli occhi a mandorla sono diffusi anche in regioni con un clima molto più mite e/o tropicale come il Sud-Est asiatico. Questa larga diffusione è probabilmente una conseguenza di una selezione sessuale operata nel corso dei secoli. In sostanza l’occhio a mandorla è stato attivamente selezionato come un tratto estetico positivo ed attraente, diffondendosi e consolidandosi all’interno delle vaste popolazioni del continente asiatico.

Riassumendo, gli occhi a mandorla si sono sviluppati in un primo momento per selezione naturale in territori dove il clima avverso richiedeva una maggiore protezione per gli occhi, e si sono poi diffusi in regioni più temperate per selezione sessuale in quanto considerati un tratto estetico attraente.

Per quanto riguarda il Giappone è affascinante scoprire come l’arcipelago sia stato colonizzato dai popoli con gli occhi a mandorla in tempi relativamente recenti rispetto al resto del continente asiatico. Per questo nella parte settentrionale del paese si può ancora incontrare la minoranza indigena del popolo Ainu caratterizzata da tratti facciali più simili a quelli degli aborigeni australiani che a quelli tipicamente associati ai giapponesi moderni.

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Un esponente del popolo Ainu, popolazione indigena del Giappone che sopravvive nella parte più a Nord del Paese.

In chiusura vorrei sottolineare che, come per qualsiasi caratteristica fisica, non esiste uno standard di riferimento. L’occhio a mandorla “asiatico” è sicuramente diverso dall’occhio “caucasico”, ma non bisogna fare l’errore di considerare uno la normalità e l’altro la variazione sulla normalità. Entrambi i tratti si sono evoluti per adattarsi al meglio al relativo contesto ambientale e sociale di riferimento.

Per approfondire l’argomento consiglio di leggere QUESTO post con i relativi commenti (fonte principale per questo post).

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Informazioni su dariomelgari

Sono un biologo biomedico laureato presso l'Universita' degli Studi di Milano. Attualmente sono un PhD student presso la University of Bristol dove studio l'attivita' elettrica del cuore e le molecole che la modulano.

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