Feed RSS

Archivi tag: allenamento

Perché gli atleti giamaicani sono così veloci?

Inserito il

Giusto ieri Usain Bolt vinceva l’oro nei 100 metri piani alle Olimpiadi di Rio diventando il primo atleta a vincere tale competizione in tre edizioni consecutive dei Giochi. Lightning Bolt, come è soprannominato, è certamente un talento più unico che raro, ma non è il primo atleta giamaicano a primeggiare nella gara più rapida dell’atletica. Tra i suoi connazionali troviamo atleti come Asafa Powell, Yohan Blake, Nesta Carter, Michael Frater e Steve Mullings tra gli uomini e Shelly-Ann Fraser-Pryce, Kerron Stewart, Veronica Campbell-Brown, Merlene Ottey ed Elaine Thompson tra le donne.

1cc7c3a1753d7089ce978919436461a5

Il team giamaicano della 4×100 maschile a Londra 2012

Ma come è possibile che una piccola isola caraibica, con una popolazione inferiore ai 3 milioni di abitanti, riesca a produrre un numero così elevato di atleti d’elite?

Le teorie che tentano di spiegare questo fenomeno sono numerose e nessuna esclude l’altra. Questo perché sono i fattori stessi che determinano la nascita di un grande atleta ad essere numerosi e complessi.

Sicuramente esiste un fattore genetico. Numerosi articoli che si trovano in rete spesso citano il gene ACTN3, responsabile della produzione della proteina muscolare alpha-actinina-3, come il gene indispensabile per poter aspirare a diventare rapidi come Bolt e Powell. In verità, come spiegato bene in QUESTO articolo (in inglese), non ha senso parlare di “gene della velocità”, così come non si può identificare un singolo gene per un carattere fortemente ereditario come l’altezza. Questo semplicemente perché un simile gene non esiste, o meglio, non ne esiste solo uno. Il numero stimato di geni umani oscilla tra i 20 e i 25mila. Cifra che incrementa sensibilmente se si considerano le variazioni anche minimali che esistono da individuo ad individuo. Le interazioni tra i geni di un corpo umano, poi, sono talmente complesse e numerose che è impossibile identificare un singolo gene della velocità. Senza contare i fattori ambientali che possono modificare il pattern di espressione di diversi geni. Quindi, la base genetica in un grande atleta è effettiva e reale, ma è impossibile (almeno per ora) sviscerarne i meccanismi.

women-relay

Il team giamaicano della 4×100 femminile a Pechino 2015

Se i meccanismi genetici più sottili non sono analizzabili lo sono invece i loro effetti macroscopici. Dal punto di vista etnico, infatti, non sono solo gli atleti giamaicani ad essere particolarmente rapidi, ma lo sono più in generale tutti gli atleti di discendenza africana. È dal 1968, infatti, che i record del mondo sui 100 metri piani sono stati conseguiti solo da atleti di colore. Uno studio del 2010 ha analizzato le caratteristiche fisiche di diverse etnie e ha concluso che gli atleti di colore sono naturalmente predisposti alla corsa rapida in quanto dotati di arti più lunghi ed un torso più corto rispetto agli atleti caucasici. Questa conformazione fisica alza di centro di gravità del corpo, permettendo alle gambe di muoversi più rapidamente. Inoltre, nello sprint sono le gambe a fare la maggior parte del lavoro e un torso più corto contribuisce ad alleggerire il peso complessivo del corpo. Un torso più lungo è invece utile nel nuoto, disciplina in cui sono gli atleti caucasici ad eccellere.

Un altro fattore che si pensa possa aver contribuito a sviluppare la velocità dei giamaicani (e degli afroamericani) è la selezione causata dalla tratta degli schiavi operata nell’Atlantico tra i secoli XVI e XIX. La maggior parte degli attuali abitanti della Giamaica discende infatti da uomini e donne deportati come schiavi dall’Africa. Al tempo in molti morirono durante la pericolosa traversata atlantica. Per questo alcuni suggeriscono come siano stati i più forti coloro che riuscirono ad arrivare vivi nel Mar dei Caraibi ed in America, tramandando poi la loro innata resistenza ai propri discendenti.

bolt-blake-powell

Da sinistra: Usain Bolt, Yohan Blake e Asafa Powell

Un ultimo motivo dietro la velocità dei giamaicani, infine, è la tradizione. Lo sprint è una pratica popolare sull’isola dove i bambini si sfidano in gare veloci fin dalla più tenera età. Il sistema scolastico, poi, incentiva questa pratica tra gli studenti. Eventi di atletica come l’Inter-secondary School Boys and Girls Championship (detto Champs) vengono organizzati ogni anno nella capitale Kingston, mentre ingenti investimenti hanno permesso la realizzazione di strutture di allenamento all’avanguardia.

In conclusione, non esiste un solo fattore che rende gli atleti giamaicani così veloci. Ma, come abbiamo visto, tra i numerosi motivi possiamo sicuramente includere una certa dose di predisposizione genetica, una forte tradizione, infrastrutture adeguate, duri allenamenti di alto livelo (e allenatori in grado di garantirli) e quasi certamente una serie di fattori ambientali come cibo e clima.

Per approfondimenti consiglio QUESTO articolo.

[Se questo post ti è piaciuto e vuoi rimanere aggiornato/a non dimenticare di mettere mi piace” sulla PAGINA FACEBOOK!]

Annunci

Perché la milza fa male quando corriamo?

tumblr_l9vynrFAnO1qatngq

La fine del 2015 è alle porte ed è tempo di fare qualche buon proposito per l’anno nuovo. Nella mia lista ho deciso di inserire la corsa, attività che non praticavo ormai da quasi due anni (pur rimanendo sempre allenato con altre forme di attività fisica). Alla seconda seduta di corsa eccola lì, quella pugnalata al fianco che mi ricorda quanto non sia allenato in questo momento.

La cosa non mi scoraggia, visto che il “dolore alla milza” è più che comune nei principianti, soprattutto se poco allenati. Talmente comune tra i comuni mortali che, se si presenta in atleti professionisti, può essere il campanello d’allarme di una condizione patologica più grave.

Ma a cosa è dovuto questo talvolta lancinate dolore al fianco?

La risposta più immediata è: non si sa con certezza.

Ma andiamo con ordine.

Come sottolineato dal titolo di questo post, questo tipo di dolore viene comunemente indicato come “dolore alla milza”, ma questa definizione è con ogni probabilità molto imprecisa se non completamente sbagliata.

La milza è un organo non necessario alla sopravvivenza (si può sopravvivere anche senza) che contribuisce al metabolismo del sangue con alcune funzioni quali l’eliminazione dei globuli rossi vecchi o danneggiati (eritrocateresi), la produzione di linfociti (cellule del sistema immunitario presenti nel sangue) e lo stoccaggio di una riserva di globuli rossi pronta ad essere usata in caso di emergenza.

Proprio quest’ultima funzione è alla base del mito del dolore alla milza. La credenza più diffusa (e quasi certamente sbagliata) è che, sotto sforzo, la milza si contragga con forza per liberare nel sangue la propria riserva di globuli rossi, aumentando l’efficienza del trasporto di ossigeno nel corpo.

In realtà non ad oggi evidenze dirette di questo fenomeno fisiologico. Inoltre, la milza è localizzata nel fianco sinistro, mentre le fitte addominali da allenamento possono essere percepite in tutto l’addome, soprattutto nella fascia appena al di sotto della cassa toracica. Tanto più che questo tipo di dolore ha il doppio di probabilità di essere percepito nel fianco destro, opposto a quello della milza.

SideStitch

Quali sono, quindi, le cause effettive di questo dolore?

Numerose teorie (molte delle quali sono state poi riconosciute come imprecise) hanno provato a spiegare l’eziologia di questa condizione comune.

Tra le teorie più diffuse troviamo:

  • Crampi muscolari, soprattutto del muscolo diaframma molto sollecitato nell’attività fisica.
  • Stress meccanico dei legamenti viscerali che sostengono i grandi organi interni come stomaco e fegato.
  • Disturbi gastrointestinali (teoria screditata)
  • Dolore di natura neurogenica, legato alla compressione di nervi addominali.
  • Irritazione del peritoneo parietale, la membrana che avvolge gli organi interni e che può irritarsi in seguito a ripetute sollecitazioni e sfregamenti come quelli che possono verificarsi durante l’attività fisica.

Tutte queste teorie spiegano parzialmente le dinamiche del dolore da sforzo, ma nessuna riesce a coprire tutta la casistica e, per questo, rimangono speculative.

So che si sa per certo è che le fitte addominali da attività fisica sono legate ad una cattiva postura della spina dorsale e a forme di allenamento che comportano una maggiore sollecitazione del busto (infatti, il “dolore alla milza” è più comune nei corridori e meno diffuso nei ciclisti). Inoltre, correre a stomaco pieno o dopo aver bevuto bibite ricche di sali può aumentare la probabilità di percepire questo tipo di fitte.

Per ulteriori approfondimenti consiglio la lettura di QUESTO recente articolo scientifico che riassume (in inglese) tutto ciò che si sa fino ad oggi sul dolore addominale da esercizio.

[Se questo post ti è piaciuto e vuoi rimanere aggiornato/a non dimenticare di mettere “mi piace” sulla PAGINA FACEBOOK!]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: