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La dieta ninja

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Chi come me è stato bambino negli anni ’90 e ha amato un certo gruppo di tartarughe mutanti potrà pensare che la dieta di un ninja fosse costituita in prevalenza da pizza. Ovviamente nel Giappone feudale del XV secolo la pizza non era sicuramente un alimento diffuso (così come le tartarughe mutanti).

Scherzi a parte, i ninja (o shinobi) sono stati soldati mercenari esperti in compiti militari quali spionaggio, omicidi, sabotaggi e azioni sotto copertura. La loro abilità di assassini silenziosi e abili spie li ha consegnati alla Storia avvolti da un’aura di mistero e leggenda.

Va da sé che un ninja in missione doveva essere lucido, concentrato, rapido, silenzioso e micidiale. Tutte qualità che una dieta a base di pizza difficilmente può garantire. Per questo i ninja erano estremamente attenti al cibo che mangiavano e seguivano una dieta priva di cibi pesanti o dal forte odore e costituita principalmente da razioni ridotte e facili da trasportare. Niente aglio, cipolle o carne quindi: un pasto ninja poteva essere costituito da particolari pillole chiamate “hyorogan” il cui compito principale era quello di dare al ninja energia e sostentamento. E proprio di questa primitiva forma di integratori energetici vorrei parlare in questo post.

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Non una rappresentazione accurata di una dieta di un vero ninja.

In questo momento ho la fortuna di vivere nella prefettura di Shiga dove, tra il XV e il XVII secolo (Periodo Sengoku), sono nati e cresciuti i più importanti clan ninja del Giappone. In particolare, nel vicino villaggio di Koka si potevano contare fino a 53 diversi clan ai quali si deve l’archetipo del ninja dell’immaginario moderno. Al giorno d’oggi Koka è un tranquillo paesino di campagna che non dimentica però il proprio passato. Da queste parti non è perciò difficile trovare continui riferimenti alla cultura ninja e in un piccolo museo della medicina giapponese ho avuto l’opportunità di produrre e assaggiare dei veri hyorogan.

Gli hyrogoan sono piccole sfere di circa un centimetro di diametro e la loro preparazione cade a metà tra la cucina e la medicina tradizionale. L’antica medicina giapponese deriva dalla medicina tradizionale cinese la quale, in modo simile alle prime forme di medicina occidentale basate su erboristeria e fitoterapia, è strettamente collegata alla conoscenza delle piante officinali. I ninja utilizzavano gli hyorogan sia come alimento (sembra che 30 al giorno fossero sufficienti per il sostentamento di un soldato in missione) sia come rimedio energizzante.

La ricetta tradizionale degli hyorogan consta di otto ingredienti ben definiti:

1 – Riso glutinoso (o riso dolce). Una particolare forma di riso tipico dell’Asia Meridionale. L’alto contenuto di amido lo rende molto appiccicoso (dal latino glutinosus) una volta cotto, ma non contiene effettivamente glutine.

2 – Riso.

3 – Zucchero.

4 – Yam giapponese (o yam di montagna). Un tubero solo lontano parente della patata.

5 – Lacrime di Giobbe. Un cereale tropicale della famiglia delle graminacee a cui appartengono anche grano e avena.

6 – Semi di loto.

7 – Cannella.

8 – Radice di ginseng.

I primi cinque ingredienti sono ricchi di zucheri e carboidrati e rappresentano chiaramente la componente più nutritiva degli hyorogan, mentre gli ultimi tre costituiscono la parte più officinale. Al ginseng, per esempio, sono ancora oggi attribuite numerose proprietà quali incremento della resistenza fisica e delle capacità di recupero dopo uno sforzo.

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Alcuni degli otto ingredienti necessari per la preparazione degli hyorogan. In primo piano radici di ginseng essiccate.

Gli otto ingredienti vengono polverizzati a crudo con una sorta di macina a mano. Le otto polveri vengono quindi mescolate tra loro in quantità diverse e definite. Con l’aggiunta di acqua si crea poi una pasta soda che viene suddivisa in porzioni e lavorata in spessi vermicelli. Questi vermicelli vengono tagliati in frammenti da circa due centimetri i quali sono poi lavorati in piccole sfere.

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Gli otto ingredienti vengono polverizzati in una particolare macina a mano.

Le palline così prodotte sono cotte al vapore per una decina di minuti. Questo processo rende le sfere leggermente più grandi, più scure e appiccicose. A cottura terminata le palline vengono lasciate essicare al sole per dieci giorni per poi essere ricoperte con uno strato di zucchero o cera commestibile.

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Aggiungendo acqua le polveri formano una pasta soda che viene divisa e lavorata in spessi vermicelli

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I vermicelli vengono divisi in porzioni da circa due centimetri.

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Vengono quindi formate piccole sfere pronte per la cottura al vapore.

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Le palline vengono cotte al vapore per dieci minuti.

Non avendo dieci giorni d’attesa ho assaggiato gli hyorogan subito dopo la cottura al vapore. La consistenza è gommosa ma piacevole, mentre sapori e odori sono quasi totalmente dominati dalla cannella. Per quanto riguarda gli effetti previsti dalla tradizione devo dire che sono contento di non essere un ninja e di potermi permetterere qualcosa di più sostanzioso di una manciata di piccole palline dolci.

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Un hyorogan a cottura terminata. Il volume è leggermente aumentato e il colore è diventato più scuro.

In chiusura, una curiosità. Gli hyorogan compaiono nel manga Naruto dove hanno il potere di nutrire il corpo e ricaricare i chackra, permettendo al guerriero ninja di combattere per tre giorni e tre notti senza riposo.

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Gli hyorogan come rappresentati nell’anime Naruto.

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Fitoterapia Vs Omeopatia: le differenze

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In seguito alla pubblicazione del mio ultimo post sull’inganno dell’omeopatia (LINK) ho notato un certo grado di confusione sull’argomento, soprattutto per quanto riguarda la differenza tra omeopatia e fitoterapia.

Da quanto ho capito la confusione tra i due metodi viene generata alla fonte dalle stesse strutture di distribuzione che tendono a riunire i farmaci fitoterapici e i principi omeopatici nell’unica, raffazzonata categoria dei “farmaci omeopatici”.

In realtà i farmaci fitoterapici (e l’erboristeria in generale) nulla hanno a che vedere con l’omeopatia. Anzi, nonostante la medicina “naturale” sia in genere considerata alternativa alla comune scienza medica è in verità molto più vicina a quest’ultima che all’omeopatia.

Ma andiamo con ordine.

Come abbiamo visto l’omeopatia si basa su principi completamente non scientifici, non dimostrati (perché non dimostrabili) e spiegabili solo tramite fantasiose teorie anch’esse indimostrate (si veda “memoria dell’acqua“).

La fitoterapia, invece, comprende tutti quei trattamenti e medicamenti che si basano su derivati vegetali. Si tratta di una categoria molto ampia che va dai rimedi tradizionali della medicina popolare (i rimedi “della nonna” per intenderci) alle più sofisticate applicazioni biomediche.

L’utilizzo di piante in medicina è una prassi antichissima e diffusa praticamente in tutti i popoli del pianeta. In quanto pratica medica a tutti gli effetti, inoltre, si basa sugli stessi principi della normale farmacologia (es. effetti dose-dipendenti dati da interazioni chimico-fisiche con meccanismi fisiologici) .

piante officinali

Per facilitare la comprensione e dissipare ogni dubbio voglio proporvi un esempio pratico: l’insonnia, un ben noto disturbo del sonno che chiunque conosce (spesso per esperienza diretta).

Quali sono i rimedi per l’insonnia secondo la fitoterapia, l’omeopatia e la medicina classica?

  1. FITOTERAPIA: una cura fitoterapica per l’insonnia è rappresentata, per esempio, dall’uso di erbe sedative come la Valeriana (valeriana officinalis). L’effetto della valeriana è noto da tempo immemorabile ed è facilmente spiegabile a livello molecolare. Gli olii essenziali estratti dala pianta di Valeriana (acidi valerianici) sono infatti in grado di bloccare un enzima responsabile della degradazione del neurostrasmettitore GABA, coinvolto nell’inibizione delle attività dei neuroni e nell’induzione del sonno nell’uomo. Quindi, più valeriana assumete, più GABA rimarrà in giro nel vostro cervello e più sarà facile addormentarvi.
  2. MEDICINA CLASSICA: la medicina classica (che per l’assurdo è più recente e meno “tradizionale” della fitoterapia) potrebbe consigliarvi invece l’uso di sostanze come le benzodiazepine tra le quali troviamo il ben noto Valium. Anche in questo caso l’effetto è noto e descrivibile a livello molecolare. Le molecole di Valium interagiscono con i recettori che riconoscono il GABA sopracitato e ne aumentano l’effetto. Valium e Valeriana, quindi, agiscono in punti diversi dello stesso meccanismo, ottenendo un effetto simile. Un po’ come evitare un gol su calcio di punizione grazie alla barriera o grazie ad una parata del portiere: punti diversi, stesso effetto.
  3. OMEOPATIA: se avete difficoltà a prendere sonno un omeopata probabilmente vi consiglierà di assumere caffeina che come tutti sappiamo è un noto stimolante (stimola direttamente il sistema nervoso simpatico aumentando i livelli di adrenalina e noradrenalina nel sangue). Il principio omeopatico viene chiamato con il fantasioso nome latino di Coffea Cruda e altro non è che caffeina fortemente diluita la quale dovrebbe agire sempre secondo il principio (sbagliato) del “simile per curare il simile”, usare uno stimolante diluito per curare l’insonnia. In questo caso il meccanismo molecolare non può essere descritto semplicemente perché non esiste. La forte diluizione, inoltre, rende il principio nient’altro che acqua pura e gli unici effetti osservabili sono attribuibili al ben noto effetto placebo.

Quindi, come abbiamo visto, la fitoterapia è molto più vicina alla normale scienza medica e, anzi, si può dire che ne fa parte a tutti gli effetti.

Valeriana officinalis

Il termine “naturale” è purtroppo abusato dalle case farmaceutiche che promuovono la fitoterapia come “medicina alternativa” e in qualche modo migliore (o meno cattiva) rispetto alla comune scienza medica quando in realtà non sono poi così diverse. Questo metodo di marketing è profondamente scorretto in quanto crea confusione e sfrutta i principi veri ed efficaci della fitoterapia per promuovere metodi di cura falsi e inefficaci come l’omeopatia.

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