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A cosa servono le zanzare?

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Arriva l’estate (pioggia permettendo) e con essa tornano le odiate zanzare. Dalle punture al fastidioso ronzio fino alle terribili malattie che questo insetto contribuisce a diffondere, è molto difficile, se non impossibile, trovare qualcuno che ami le zanzare o le trovi in qualche modo utili. Le zanzare appartengono a quella categoria di animali in grado di far vacillare i principi morali del più convinto degli animalisti o la fede del più fervente dei credenti. Se esiste un dio buono e misericordioso, perché ha creato le zanzare?

Riflessioni teologiche e animaliste a parte, la zanzara, oltre ad essere estremamente fastidiosa, è uno degli animali più pericolosi del mondo. Per essere precisi la zanzara occupa il primo posto nella classifica degli animali più mortali per l’uomo. Le malattie che questo insetto contribuisce a diffondere includono la malaria, la febbre gialla, la febbre dengue e la febbre da virus Zika. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità queste patologie colpiscono centinaia di milioni di esseri umani in tutto il mondo ogni anno, causando la morte di diverse milioni di individui.

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Aedes aegypti, responsabile della diffusione della febbre gialla, dello Zika virus, delle febbre dengue e di altre malattie i cui morti si contano a milioni ogni anno.

Ma esiste una qualche utilità in questi terribili insetti? Qual è il ruolo delle zanzare all’interno degli ecosistemi?

Il nostro pianeta conosce le zanzare da più di 100 milioni di anni (chi si ricorda la zanzara imprigionata in una goccia d’ambra in Jurassic Park?). Il loro habitat non ha confini, tanto che nemmeno la tundra artica di Canada e Russia è al sicuro dalle loro punture. Al giorno d’oggi sono state descritte più di 3500 specie di zanzare differenti, di cui solo 200 pungono gli esseri umani. Tra queste ultime è importante sottolineare che solo le femmine di zanzare, che necessitano di proteine per produrre le uova, pungono e succhiano il sangue. E qui arriviamo al primo ruolo utile delle zanzare in natura, quello di impollinazione dei fiori. L’alimento principale delle zanzare adulte, infatti, non è il sangue ma bensì il nettare dei fiori. Volando da una pianta all’altra contribuiscono alla diffusione del polline in modo simile alle api.

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John Hammond (al secolo l’attore Richard Attenborough)  rimira una zanzara imprigionata nell’ambra nel film Jurassic Park del 1993, diretto da Steven Spielberg

Un secondo contributo delle zanzare agli ecosistemi è quello di fornire biomassa alla catena alimentare di numerose specie. Le larve delle zanzare vivono in acqua dove si nutrono di materiale organico come alghe unicellulari e piante. Crescendo diventano facili prede per diversi tipi di pesci e, una volta completata la metamorfosi, le zanzare adulte sono un facile banchetto per uccelli e pipistrelli.

Questi sono quindi i “ruoli” principali delle zanzare in natura. Ma bastano a dare alle zanzare una parvenza di utilità? In un articolo comparso su Nature nel 2010 si prova ad immaginare un mondo senza zanzare e le opinioni degli specialisti riguardo ad un simile scenario sono differenti. Secondo alcuni l’estinzione delle zanzare avrebbe un impatto minimo in quanto la cicatrice ecologica lasciata verrebbe risanata velocemente mentre i ruoli (ad esempio l’impollinazione dei fiori) verrebbero rilevati da altri insetti, magari meno fastidiosi e pericolosi. Per altri, invece, il danno sarebbe ingente mettendo a rischio la sopravvivenza di numerose specie animali e vegetali che nelle zanzare trovano una sicura fonte di cibo e trasporto di polline.

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Larve di zanzara che fluttuano in prossimità della superficie dell’acqua. Si possono notare i sifoni puntati verso l’alto grazie ai quali possono sopravvivere respirando aria.

Quel che è certo è che bisogna intervenire per prevenire i milioni di morti fatti ogni anno dalle zanzare. In tal senso un metodo che si sta rivelando molto efficace nel prevenire la diffusione di malattie mortali consiste nel liberare in natura zanzare geneticamente ingegnerizzate. Queste zanzare chiamate OX513A sono in grado di riprodursi, ma la loro progenie risulta sempre sterile. In questo modo la popolazione di zanzare nelle aree più colpite è calata drasticamente, riducendo così anche il contagio. L’approccio dell’ingegneria genetica, tra l’altro, è più sicuro e sostenibile di qualsiasi altro vecchio metodo in quanto permette di colpire solamente una determinata specie di zanzara, evitando la dispersione di insettici nell’ambiente che potrebbe nuocere ad altri animali e all’uomo stesso.

La riduzione della popolazione delle specie di zanzare vettori di malattie è quindi un obiettivo più che condivisibile ed auspicabile. Per le altre specie di zanzare, invece, dovremo continuare a sopportare il loro ronzio e le loro punture, per il bene degli ecosistemi che, purtroppo, dipendono da questi noiosi insetti.

Per ulteriori approfondimenti vi consiglio di visitare QUESTO sito e di guardare QUESTA interessante TED talk.

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La Ragione ed Io.

Il pensiero razionale è stato e continua ad essere estremamente importante all’interno del mio percorso formativo. In quanto giovane uomo di scienza (ancora in divenire) i meccanismi della razionalità sono per me imprescindibili al fine di sviluppare una mente analitica in grado di osservare, elaborare e dedurre in maniera sistematica.

Personalmente considero il pensiero razionale uno degli strumenti più potenti che l’Uomo ha a propria disposizione per indagare e comprendere la struttura ultima della Realtà.

È ironico pensare che fino a non troppi anni fa avrei scritto che la ragione è LO strumento più potente a disposizione dell’Uomo e devo ammettere che il mio rapporto con il pensiero razionale si è un po’ ridimensionato negli ultimi tempi.

Non fraintendetemi, la Ragione con la maiuscola rimane lo strumento fondamentale sul quale si basa il metodo scientifico. L’oggettività della classificazione sistematica e della misurazione dei fenomeni empirici è garantita dal pensiero razionale. Qualsiasi affermazione o teoria che voglia avere un carattere scientifico oggettivo deve per forza passare attraverso un processo di analisi razionale.

Questo, però, non implica che ci si debba identificare con la propria razionalità. Ed è proprio questo il punto che vorrei approfondire con questo breve post.

Come detto, il pensiero razionale è solo UNO degli strumenti della mente e, in quanto strumento, non dovrebbe coincidere con la coscienza che lo utilizza.

L’identificazione tra coscienza e pensiero razionale porta ad eleggere quest’ultimo ad unico metodo di valutazione anche a livello soggettivo e questo, secondo me, può diventare un grosso ostacolo per lo sviluppo di una mente equilibrata.

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Da giovane romantico ho pensato di trovare nel mondo della Scienza solo menti illuminate ed aperte. Quello che ho notato, invece, è che le persone più brillanti dal punto di vista scientifico sono spesso intrappolate in un mondo limitante dominato in modo univoco dagli schemi rigidi del pensiero razionale.

Considerare la logica razionale come unica fonte della Verità può essere estremamente pericoloso. Sia perché può portare alla banalizzazione dei fenomeni naturali (perdendo quel senso di meraviglia e curiosità che secondo me dovrebbe guidare il cammino di uno scienziato), sia perché può spingere un individuo ad ergersi ad assoluto garante della Morale. E nel momento in cui ci si proclama fonte di pura etica e moralità il passo verso l’arroganza e la boriosa saccenza è davvero molto breve.

Per fare un paio di esempi celebri basti pensare a sir Richard Dawkins (chi segue questo blog sa quanto apprezzi la sua mente brillante) che, guidato da un ultra-razionalismo militante, si rende spesso protagonista di scivoloni non proprio eleganti (e.g. in un suo recente tweet ha affermato che mettere al mondo un bambino down invece di abortire sarebbe immorale). Oppure si pensi al comico americano Bill Maher, in genere lucido e geniale, ma che scade quando si intestardisce in difesa dell’ateismo assoluto.

Negli Stati Uniti, va detto, il dibattito tra fede e scienza raggiunge livelli da scontro tra tifoserie: da un lato creazionisti deliranti e dall’altro ultra-atei convinti che il pensiero razionale sia l’unica faro del genere umano. A questo punto devo ammettere che anche io nel corso della mia adolescenza sono stato un ultra-ateo (con tutta la conseguente saccenza sopra citata) e questo mi è comunque servito per imparare ad utilizzare il pensiero razionale e per sviluppare una mia individualità. Oggi, però, mi trovo a mettere in discussione questo atteggiamento estremo. Quando ascolto le argomentazioni degli ultra-atei americani le condivido ancora da un punto di vista logico, ma non ne apprezzo più le motivazioni né l’effettiva utilità (nel senso che non condivido l’atteggiamento di scontro e trovo quasi inutile una tale strenua opposizione).

Questa critica all’ultra-ateismo quasi fanatico è approfondita ed esposta molto chiaramente dal primatologo olandese Frans De Waal nella sua opera “Il bonobo e l’ateo. In cerca di umanità tra i primati” (di cui, come sempre, consiglio la lettura).

Per me è stata una doccia fredda rendermi conto di quanto una mente puramente razionale possa chiudersi su se stessa e dividersi in numerosi compartimenti stagni isolati tra loro. Forse è banale, ma ho sempre pensato che la padronanza della razionalità garantisse con certezza un approccio estremamente dinamico e aperto nei confronti della realtà, ma probabilmente questa è solo una parziale verità. Scelte e comportamenti puramente logici e razionali possono non essere condivisibili dal punto di vista etico o empatico. Del resto, anche se una razionalità così sviluppata rimane una prerogativa umana, sono proprio gli atteggiamenti meno razionali ad essere considerati più “umani” dai nostri simili.

Quello che voglio dire con questa breve (e spero comprensibile) riflessione è che la razionalità è uno strumento potentissimo e veramente utile, ma una vita guidata dal solo pensiero razionale può essere più chiusa e limitata più di quanto avessi mai potuto immaginare.

 

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