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Come combattere la disinformazione

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Sabato 8 giugno 2013 si terrà in tutta Italia una serie di iniziative legata all’evento “Italia unita per la corretta informazione scientifica” organizzato da Pro-Test Italia e dedicato a temi “scottanti” quali sperimentazione animale, OGM, caso Stamina, vaccini, etc.

Per l’occasione oggi vorrei consigliarvi uno valido strumento che potrà tornarvi utile quando vi troverete a fronteggiare false credenze e leggende metropolitane. Si tratta del “Manuale della demistificazione – come sfatare i miti della disinformazione” scritto da John Cook (University of Queensland, Australia) e Stephan Lewandowsky (University of Western Australia) e scaricabile liberamente (in italiano) dal sito di Skeptical Science.

manuale demistificazione

Il manuale della demistificazione

Questo manuale fornisce consigli pratici ed utili esempi su come smascherare e sradicare la disinformazione in maniera efficace.

Rimuovere l’influenza di un mito in maniera efficace è un obiettivo estremamente difficile da raggiungere. Una convinzione diffusa sui miti è che, per rimuoverne l’influenza, basti riempire la testa della gente con il maggior numero possibile di informazioni corrette. Questo concetto errato si basa sul “modello del deficit di informazione” (Information Deficit Model) che considera il cervello come un disco rigido che non fa altro che accumulare dati. Secondo questo modello le percezioni errate delle persone sono dovute solo ad una mancanza di conoscenza che può essere colmata semplicemente comunicando le informazioni corrette. Ma questo modello è sbagliato.

Per trasmettere conoscenze bisogna prima comprendere come le persone elaborano le informazioni, come modificano le conoscenze esistenti e come le visioni del mondo possono influenzare il pensiero razionale.

“Non importa solo cosa pensa la gente ma anche come pensa.”

Il manuale sottolinea l’esistenza di tre fenomeni legati alla disinformazione che vanno affrontati e sconfitti per rimuovere un mito ben radicato nelle convinzioni delle persone:

  1. Il ritorno di fiamma di temi familiari: più un’informazione falsa viene menzionata più diventa familiare . Per evitare questo fenomeno è opportuno dare enfasi ai fatti reali cercando di riferirsi al mito il minor numero di volte possibile e solo se strettamente necessario.
  2. L’effetto contraccolpo dell’esagerazione: troppe informazioni possono rafforzare il mito invece di sradicarlo, ottenendo così l’effetto opposto. Un mito semplice, infatti, è cognitivamente più attraente di una correzione esageratamente complicata. È meglio fornire poche e selezionate informazioni, esposte in maniera chiara e semplice, piuttosto che perdersi in argomentazioni infinite.“Le informazioni che sono facili da elaborare hanno maggiori probabilità di essere acettate come vere”. Per questo motivo è opportuno evitare linguaggi sensazionalistici e commenti sprezzanti, mantenendo il messaggio snello e facile da leggere (anche utilizzando font chiari e grafici esplicativi). La regola di base è attenersi al principio KISS (Keep it simple, stupid! / Falla semplice, sciocco!).
  3. Il ritorno di fiamma della visione del mondo: forse il più pericoloso tra i fenomeni legati alla rimozione di un mito. Le informazioni che minano una particolare visione del mondo non solo sono difficilmente accettabili ma possono finire col rafforzare le convinzioni errate. “Per coloro che hanno opinioni ben radicate, l’affrontare controargomentazioni può indurre a rafforzare il proprio punto di vista.” Per questo un’informazione deve essere resa più accettabile inquadrandola in modo che sia meno minacciosa per la visione del mondo di un soggetto. Il metodo comunicativo, poi, deve focalizzare la propria attenzione sulla maggioranza indecisa piuttosto che sulla minoranza inamovibile.

Una volta superati gli ostacoli dei vari ritorni di fiamma bisogna affrontare la questione del come rimuovere efficacemente un mito sostituendolo con l’informazione corretta. Ovviamente il metodo diretto alla Inception è di difficile realizzazione, e anche se lo fosse ho dei forti dubbi su quanto potrebbe essere etico…

inception

Scherzi a parte rimuovere un’informazione scorretta ben radicata nella mente di un soggetto è un lavoro complesso che richiede particolare attenzione. Questo perché quando qualcuno ascolta un’informazione non vera costruisce intorno ad essa un modello mentale, con il mito che ne fornisce la spiegazione, nel quale si barrica in maniera spesso inamovibile.

Se il mito viene sfatato si forma una lacuna nel modello mentale. In assenza di una spiegazione migliore, però, la mente, che tende a preferire un modello scorretto ad uno incompleto, opta ancora per la leggenda metropolitana.

Il metodo più efficace consiste quindi nel fornire una spiegazione alternativa che colmi la lacuna nel modello mentale del soggetto. Sollevare sospetti sulla fonte della disinformazione aiuta ulteriormente a ridurre l’influenza dell’informazione scorretta. L’uso di grafici informativi, infine, aumenta la chiarezza dell’esposizione, riducendo le ambiguità a cui si può appigliare un soggetto radicato nelle proprie convinzioni.

Il mio consiglio è di approfondire sempre qualsiasi argomento, ascoltando tutte le posizioni e lasciando perdere le argomentazioni che si basano su trucchi comunicativi scarsa qualità (ma purtroppo di grande effetto) come le teorie della cospirazione e l’uso di falsi esperti.

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Intolleranza al lattosio: le ragioni evolutive.

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latte

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Numerose persone in tutto il mondo sono colpite dalla cosiddetta intolleranza al lattosio. Solo in Italia, ad esempio, ne soffre il 52% della popolazione del Nord, il 19% al Centro e il 41% al Sud e in tutto il Mondo colpisce il 70% delle persone.

A differenza di quanto si pensa, però, l’intolleranza al lattosio non è un’allergia ma bensì una normale condizione fisiologica comune a tutti i mammiferi. Ad essere inusuale, infatti, è la capacità di digerire il latte da adulti; capacità evoluta dall’Uomo nel corso degli ultimi diecimila anni.

Ma andiamo con ordine. A cosa è dovuta l’intolleranza al lattosio?

Il lattosio è uno zucchero tipico del latte dei mammiferi. Come tutti sappiamo il latte è, di per sé, un alimento altamente energetico destinato ad individui nelle prime fasi della loro vita. Dopo lo svezzamento e con il passaggio all’età adulta il latte smette di essere l’alimento principale della dieta e l’organismo, che non spreca tempo ed energia in funzioni non necessarie, blocca la capacità di poter digerire il lattosio inibendo l’enzima responsabile del processo, la lattasi.

L’intolleranza al lattosio è quindi una condizione fisiologica tipica dello sviluppo dei mammiferi.

Ma come mai allora molte persone riescono a digerire il latte anche da adulti?

Nei numerosi individui tolleranti al lattosio l’enzima lattasi non viene inattivato dopo lo svezzamento e la possibilità di digerire il latte viene conservata anche in età adulta.

Questa capacità è un carattere genetico che è stato selezionato da fattori culturali e geografici.

Il latte è stato introdotto nella dieta degli individui adulti solo con lo sviluppo dell’allevamento di ovini e bovini. Si tratta quindi di un’abitudine culturale recente (meno di diecimila anni) che ha determinato una pressione evolutiva favorevole verso il mantenimento della lattasi attiva nell’adulto. I popoli che meno hanno sviluppato la pastorizia e l’allevamento non hanno infatti ereditato tale capacità.

Questo carattere ereditario è stato inoltre favorito da alcuni fattori ambientali. Osservando la piantina dell’incidenza dell’intolleranza al lattosio si può infatti notare come nei Paesi nordici questa sia scarsamente diffusa.

Diffusione dell'intolleranza al lattosio nella popolazione. Tratto da Wikipedia

Diffusione dell’intolleranza al lattosio nella popolazione. Tratto da Wikipedia

Questo fenomeno si ricollega al metabolismo del calcio e della vitamina D (di cui ho parlato in un post precedente). Il latte, in quanto grande fonte di calcio, è difatti un alimento ottimale in quelle regioni del Globo in cui il sole è scarso e la carenza di vitamina D può destabilizzare il metabolismo osseo dando luogo a malattie come il rachitismo.

Per questo motivo la capacità di digerire il latte da adulti, selezionata dall’introduzione dell’allevamento, è stata favorita nelle popolazioni del Nord Europa dove il rischio di malattie legate allo scarso assorbimento di calcio (dovuto alla scarsità di luce solare) è più elevato.

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