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Darwin!

Charles Darwin. Padre della teoria dell’evoluzione

Il 12 Febbraio 1809 nasceva a Shewsbury, nell’Inghilterra centrale, Charles Darwin.

Gli studi di Darwin, insieme a quelli di altri suoi contemporanei (come lo spesso dimenticato Alfred Russel Wallace) hanno contribuito a porre le basi della biologia moderna rivoluzionando la stessa visione che l’uomo ha di se stesso.

Lo sviluppo delle teorie evoluzionistiche è un passaggio più importante di quanto non appaia. Si tratta in sostanza del cervello che incomincia a chiedersi come il cervello stesso si sia sviluppato. Un cervello cosciente che indaga le proprie origini e la propria storia evolutiva è qualcosa di semplicemente straordinario.

In ogni modo, per celebrare questa rimarcabile conquista, ogni anno successivo dalla scomparsa di Darwin (1882) viene celebrato il Darwin Day nel giorno della sua nascita (per gli eventi collegati al Darwin Day 2014 date un’occhiata QUI).

Con questo post voglio dare il mio contributo alla commemorazione del grande studioso e, poiché mi piacciono i cross over intersdisciplinari, lo farò parlando di musica consigliandovi un album.

Il disco in questione èuna pietra miliare del rock progressive italiano (e non solo). Si tratta di un concept album realizzato nel 1972 dal Banco del Mutuo Soccorso, tra le band migliori che l’Italia abbia mai visto.

Il titolo dell’opera è, guarda caso, “Darwin!” ed è dedicato alla teoria dell’evoluzione e all’origine della civiltà umana.

Copertina di “Darwin!” del Banco del Mutuo Soccorso

Trattandosi di un blog scientifico lascerò i commenti tecnici e musicali a chi sa farli meglio di me (QUI trovate una recensione del disco) e mi concentrerò sui testi di Francesco Di Giacomo, voce storica del gruppo, estrapolando e commentando alcuni passaggi di ciascun brano dell’album.

1. Il disco si apre con l’imponente brano (14 minuti) dal titolo “L’evoluzione”. In questo brano non solo vengono narrati i primi passi della vita sulla terra, ma viene sottolineata l’emancipazione mentale dell’uomo in seguito alla nascita della stessa teoria dell’evoluzione.

La nuova visione del mondo porta l’umanità a sviluppare una nuova forma di pensiero scevra dalle idee creazioniste delle religioni. L’uomo scopre le proprie radici ed il proprio legame con il resto della vita:

“Prova, prova a pensare un po’ diverso

niente da grandi dei fu fabbricato

ma il creato si è creato da sé

cellule fibre energia e calore

[…]

E nel fossile di un cranio atavico

riscopro forme che a me somigliano

allora Adamo non può più esistere

e sette giorni soli son pochi per creare”

2. ”La conquista della posizione eretta” è il secondo brano dell’album e celebra un’altra conquista fondamentale del genere umano.

Il faticoso (“io provo e cado e riprovo”) conseguimento della postura eretta simboleggia il passaggio dalla bestia animale all’uomo razionale. Anche in questo caso un’emancipazione, che porta l’uomo ad ergersi sopra della Natura e degli altri esseri viventi, al punto da reclamarne il possesso.

“L’urlo rintrona per la volta tutta

fino ai vulcani sale e poi resto a guardare

e bevono i miei i occhi i voli i salti

le mie foreste e gli altri.”

3. Segue un pezzo strumentale dal titolo “Danza dei Grandi Rettili con sonorità più jazz che richiamano il passo di creature preistoriche.

4.Cento mani e cento occhi” è il quarto brano dell’album e narra la nascita delle comunità umane. L’organizzazione tra gli individui aumenta le probabilità di sopravvivenza grazie alla forza del gruppo. L’unione permette inoltre di sviluppare atteggiamenti altruistici prima sconosciuti all’interno di un contesto violento di lotta per la sopravvivenza. In questo modo anche l’individuo più debole può resistere poiché il branco lo protegge dalle forze della natura.

“Sulla tua canna mi offri carni

che non ho certo conquistato io con la mia forza

che gesto è questo non s’addice a un forte”

Ma questa conquista non è priva di conseguenze. Se da un lato la formazione di gruppi, tribù e città permette all’individuo di vivere al sicuro, dall’altro non lascia alternative e strappa definitivamente l’uomo dal mondo naturale, allontanandolo dalle proprie radici ed impringionandolo in case di pietra dalle quali non può fuggire.

“Uomini rinchiusi dentro scatole di pietra

dove non si sente il vento

ma la voglia di fuggire che mi porto dentro

non mi salverà”

5. Il quinto pezzo dal titolo “750.000 anni fa… l’amore?” è l’unica canzone d’amore dell’album. La mente dell’uomo primitivo si evolve, incominciando a sviluppare i sentimenti. L’ennesima emancipazione dal mondo della natura selvaggia passa attraverso il rapporto tra individui che smette di essere un semplice fenomeno riproduttivo e diventa qualcosa di più elevato.

Nel corso del brano, lo “scimmione senza ragione” osserva una femmina intenta a bere con il proprio branco. Guardandola, nascosto nell’ombra, brama di possederla ma viene frenato da qualcosa più forte dell’istinto animale.

La ragione e il sentimento trasformano il pensiero istintivo rendendolo poetico: una scintilla d’amore, solo per un attimo e in un modo in cui la bocca primitiva del protagonista della canzone ancora non riesce ad esprimere.

“Se fossi mia davvero

di gocce d’acqua vestirei il tuo seno

poi sotto i piedi tuoi

veli di vento e foglie stenderei

Corpo chiaro dai larghi fianchi

ti porterei nei verdi campi e danzerei

sotto la luna danzerei con te.

Lo so la mente vuole

ma il labbro inerte non sa dire niente

Versione live di “750.000 anni fa… l’amore?”

6. Nella penultima traccia, “Miserere alla Storia”, viene posto l’interrogativo sull’impatto del progresso umano. L’uomo ha conquistato l’Universo, ma a quale prezzo? La memoria delle proprie origini è perduta, così come il legame con la Natura. L’uomo va incontro al proprio declino. Ha senso costruire città, innalzare monumenti e conquistare le stelle se le nostre azioni si riprercuotono sulla natura e sulla nostra stessa specie?

“Si fabbrichi nel cielo fino a Sirio

schiumino i cavalli sulla Via Latea

ma…

Quanta vita ha ancora il tuo intelletto

se dietro scompare la tua razza?”

7.  L’album si conclude con “Ed ora io domando tempo al tempo ed egli mi risponde… Non ne ho!” nel quale gli scenari apocalittici del brano precedente si sviluppano nell’eluttibilità della morte e tempo che passa rappresentato da una ruota che gira eternamente consumando la vita. L’individuo umano, per quanto superiore grazie alla propria ragione, deve piegarsi al tempo che lo consuma e si chiede quale sia il senso della mente stessa, destinata, come qualsiasi cosa, a scomparire.

“Ah ruota gigante

perché dunque mi fai pensare

se nel tuo girare

la mente poi mi frenerai”

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