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Curiosità: Perché il peperoncino “brucia”?

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Come mai quando mangiamo cibi molto piccanti percepiamo un forte senso di caldo e bruciore? Il peperoncino è forse in grado di generare calore?

In realtà l’aumento di temperatura percepito mangiando cibi ricchi di peperoncino non è altro che un calore virtuale, un’illusione giocata ai danni del nostro sistema nervoso da parte di una particolare sostanza: la capsaicina.

La capsaicina è una molecola presente nelle piante del genere Capsicum che comprende diverse specie di peperoncino piccante. La capsaicina, scoperta nella prima metà del XIX secolo, è in grado di interagire con un particolare tipo di proteine dette recettori vanilloidi ed in particolare con la variante TRPV-1 (Transient Receptor Potential Vanilloid 1). Queste proteine hanno appunto una funzione recettoriale, ovvero sono in grado di percepire, e quindi segnalare all’organismo, un determinato stimolo. Nel nostro corpo esiste un elevato numero di recettori specializato nella ricezione di diversi tipi di stimoli provenienti dall’ambiente, dai segnali luminosi a quelli sonori, fino alla pressione meccanica.

I recettori sensoriali sono quindi le strutture molecolari che consentono al nostro organismo di interagire con il mondo esterno, generando la percezione dell’ambiente che ci circonda. Nel caso particolare dei recettori vanilloidi TRVP-1 lo stimolo recepito è l’aumento di temperatura. La loro funzione è quindi quella di recettori termici e vengono attivati da temperature superiori ai 43˚C.

I recettori, però, possono essere generalmente attivati da segnali di tipo non specifico. Questo accade quando, per esempio, premendo le dita sugli occhi vediamo dei lampi di luce nel nostro campo visivo; in questo caso uno stimolo meccanico come la pressione delle dita sugli occhi ha attivato i fotorecettori della retina. Il nostro sistema nervoso viene quindi ingannato e, pensando che tale attivazione corrisponda ad uno stimolo luminoso, ci fa percepire dei lampi di luce.

In modo del tutto analogo la capsaicina è in grado di attivare i recettori termici TRPV-1, facendoci percepire un calore che in realtà non esiste. Questa illusione inganna il sistema nervoso il quale, credendo di essere in presenza di temperature al di sopra dei 43˚C, mette in moto tutti i meccanismi necessari ad affrontate una temperatura elevata: ci fa prima di tutto percepire il bruciore e il calore tipici di uno stimolo termico, attivando poi le normali strategie di dissipazione del calore quali sudorazione e vasodilatazione periferica (che da rossore cutaneo).

Un fenomeno simile ma dal risultato inverso si realizza con il mentolo presente nella menta e utilizzato, per esempio, nelle gomme da masticare e nei dentifrici. Il mentolo è in grado di simulare una virtuale sensazione di fresco interagendo con i recettori TRPM8, in genere attivati da temperature inferiori ai 25˚C.

Concludo con una Domanda con la D maiuscola. Se ciò che percepiamo del mondo reale è mediato dai nostri sensi, e se i nostri sensi possono essere facilmente ingannati da segnali aspecifici, cosa  è “reale”?

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