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I tempi della ricerca medica.

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La disinformazione scientifica in campo medico (e non solo) dilaga. Un oscurantismo moderno intriso di superstizione che abbiamo visto recentemente tornare alla ribalta con  casi come Stamina, i servizi sulle diete alcaline per curare i tumori e gli articoli sui vaccini che causano l’autismo.

Bufale avvolte in un alone di mistero complottista e colme dell’ignoranza e della supponenza di chi vuole parlare con cognizione di causa di qualcosa che non conosce. Tutto questo non fa altro che alimentare falsi miti e creare una grande confusione tra il pubblico privo (non per colpa sua) di basi scientifiche adeguate.

Uno degli scopi principali di questo blog è cercare di parlare di scienza in modo corretto e comprensibile. Per questo motivo vorrei cercare di riportare un po’ di ordine nel marasma pseudoscientifico degli ultimi tempi dedicando i prossimi post allo sviluppo della medicina moderna e ai processi che portano alla nascita di un farmaco.

Sono argomenti molto densi e molto complessi ma cercherò di esporli in maniera sintetica e non troppo noiosa. Va da sé che ciò mi impone di non poter entrare nel dettaglio o approfondire ogni singolo aspetto di ogni punto.

Oggi vorrei partire da un’affermazione che leggo spesso sui social network e che viene usata in genere da chi diffonde le bufale sopracitate cercando di screditare la ricerca scientifica, ovvero: “Figurati se nel terzo millennio non esiste una cura per questa malattia”

Questa è una dimostrazione dell’ignoranza e della supponenza a cui ho fatto riferimento sopra. I molti (purtroppo) che pronunciano una frase del genere palesano da un lato una profonda ignoranza della storia della medicina moderna e dall’altro sopravvalutano le capacità tecnologiche dell’uomo.

A livello di superficialità è come dire “siamo nel 2014, figurati se non siamo in grado di teletrasportare le persone”.

La moderna scienza medica, è vero, ha compiuto passi da gigante negli ultimi anni ma non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di una disciplina estremamente giovane. L’applicazione sistematica del metodo scientifico alla pratica medica risale infatti solamente agli inizi del ventesimo secolo.

La ricerca medica basata su evidenze scientifiche dimostrate, inoltre, si è sviluppata in un mondo in cui le persone venivano “curate” con pratiche mediche fondate sul nulla ma profondamente radicate nelle tradizioni e nelle superstizioni e per questo dure da estirpare. Basti pensare alla pratica dei salassi diffusa sin dall’antichità ed operata fino alla fine del diciannovesimo quando ne è stata dimostrata l’inefficacia e la pericolosità.

Olio di serpente. Un noto “rimedio” venduto dai ciarlatani per curare tutti i mali. Popolare fino a primi decenni del ventesimo secolo, ancora oggi si trovano truffatori che vendono questo elisir o sue varianti.

Tra superstizione, truffe e ciarlatanerie la nascente scienza medica ha dovuto combattere con forza per affermarsi ed estirpare le erbacce che per secoli hanno minato (e spesso minano tuttora)  la salute stessa delle persone che avrebbero dovuto curare.

La medicina moderna quindi esiste e combatte da poco più di un secolo. Cento anni possono sembrare molti ma diventano pochissimi se si pensa che un farmaco per essere sviluppato, approvato e diffuso tra la popolazione richiede in media tra i 10 e i 16 anni.

La penicillina, ad esempio, è stata scoperta ufficialmente da Fleming solo nel 1929 ed utilizzata sistematicamente per combattere le infezioni batteriche sono dagli anni  ’40!  In generale l’uso degli antibiotici risale a meno di 80 anni fa.

Alexander Fleming (credit: Wikipedia)

Perché un farmaco possa essere sviluppato e una malattia curata in modo efficace, inoltre, è opportuno e necessario conoscere le cause, i meccanismi molecolari che determinano una particolare patologia. Conoscendo i meccanismi molecolari di una malattia si possono sviluppare cure con maggiore efficacia. In questo modo, infatti, la ricerca non procede più per tentativi ma, conoscendo il bersaglio, sviluppa l’arma per colpire quel bersaglio in maniera estremamente specifica.

Ma se la medicina moderna è una disciplina giovane, in termini temporali lo sviluppo dello studio delle malattie a livello molecolare è paragonabile ad un neonato. È solo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, infatti, che si è iniziato a comprendere le basi molecolari della malattie e, al giorno d’oggi, sono più di 4000 le patologie di cui si conoscono le cause a livello molecolare.

Purtroppo il passo tra il conoscere una malattia e sviluppare una cura efficace non è né immediato né automatico. Delle 4000 malattie note sopracitate meno di 300 hanno una cura attualmente disponibile. Questo dato da un’idea della complessità e dei tempi della ricerca.

In poche parole il passaggio tra le conoscenze fondamentali (la scoperta del meccanismo/bersaglio) e l’applicazione pratica di tali conoscenze (lo sviluppo di una cura efficace) è un percorso lungo, difficile, costoso e il cui successo non è scontato.

Nell’immaginario collettivo le scienza è rapida, efficace e raggiunge i proprio obiettivi in tempi brevi. Ricordo di aver riso nel vedere una scena del recente film di Spiderman in cui la cura per far ricrescere un arto viene trovata e sviluppata in una notte.

Una scena tratta da "The Amazing Spiderman" (2012). In un laboratorio i geni vengono ricombinati utilizzando scenografici ologrammi colorati. Tutto molto bello, ma niente di vagamente corrispondente al vero.

Una scena tratta da “The Amazing Spiderman” (2012). In un laboratorio i geni vengono ricombinati utilizzando scenografici ologrammi colorati. Tutto molto bello, ma niente di vagamente corrispondente al vero.

Purtroppo tale immagine è buona giusto per un buon film di fantascienza e non corrisponde a niente di reale.

Ma l’obiettivo principale della ricerca medica è rendere reale la fantascienza. Accorciare i tempi della ricerca, velocizzare lo sviluppo delle cure per particolari patologie sono traguardi concreti che lo sviluppo della moderna tecnologia sta contribuendo a raggiungere.

Sicuramente gli ologrammi dell’Uomo Ragno non sono dietro l’angolo, ma la ricerca medica sta diventando sempre più efficiente. Diciamo che questa giovane disciplina sta diventando adulta. Del resto in cento anni l’aspettativa di vita di un neonato è passata da meno di 50 anni a quasi 80. Questi sono risultati incredibili e tangibili.

Ridurre i tempi di sviluppo di una cura è fondamentale. Sia perché permette di salvare più vite oggi sia perché impedisce ai ciarlatani di insinuarsi in questi buchi di conoscenza.

Il caso Stamina è un chiaro esempio di questo fenomeno: l’assenza di una cura efficace immediata porta i malati ad affidarsi a metodi basati sul nulla. Ovviamente non biasimo chi da disperato si aggrappa ad un’illusione, ma condanno chi sfrutta tale disperazione per interessi personali.

È una corsa contro il tempo. La ricerca deve velocizzare i propri tempi per evitare che la gente perda la fiducia nella medicina aggrappandosi a facili e immediate illusioni che non portano a nulla se non al profitto di chi specula sulla sofferenza.

Per oggi chiudo qui. I prossimi post saranno dedicati ai trial clinici e ai processi che portano allo sviluppo di un farmaco.

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Come combattere la disinformazione

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Sabato 8 giugno 2013 si terrà in tutta Italia una serie di iniziative legata all’evento “Italia unita per la corretta informazione scientifica” organizzato da Pro-Test Italia e dedicato a temi “scottanti” quali sperimentazione animale, OGM, caso Stamina, vaccini, etc.

Per l’occasione oggi vorrei consigliarvi uno valido strumento che potrà tornarvi utile quando vi troverete a fronteggiare false credenze e leggende metropolitane. Si tratta del “Manuale della demistificazione – come sfatare i miti della disinformazione” scritto da John Cook (University of Queensland, Australia) e Stephan Lewandowsky (University of Western Australia) e scaricabile liberamente (in italiano) dal sito di Skeptical Science.

manuale demistificazione

Il manuale della demistificazione

Questo manuale fornisce consigli pratici ed utili esempi su come smascherare e sradicare la disinformazione in maniera efficace.

Rimuovere l’influenza di un mito in maniera efficace è un obiettivo estremamente difficile da raggiungere. Una convinzione diffusa sui miti è che, per rimuoverne l’influenza, basti riempire la testa della gente con il maggior numero possibile di informazioni corrette. Questo concetto errato si basa sul “modello del deficit di informazione” (Information Deficit Model) che considera il cervello come un disco rigido che non fa altro che accumulare dati. Secondo questo modello le percezioni errate delle persone sono dovute solo ad una mancanza di conoscenza che può essere colmata semplicemente comunicando le informazioni corrette. Ma questo modello è sbagliato.

Per trasmettere conoscenze bisogna prima comprendere come le persone elaborano le informazioni, come modificano le conoscenze esistenti e come le visioni del mondo possono influenzare il pensiero razionale.

“Non importa solo cosa pensa la gente ma anche come pensa.”

Il manuale sottolinea l’esistenza di tre fenomeni legati alla disinformazione che vanno affrontati e sconfitti per rimuovere un mito ben radicato nelle convinzioni delle persone:

  1. Il ritorno di fiamma di temi familiari: più un’informazione falsa viene menzionata più diventa familiare . Per evitare questo fenomeno è opportuno dare enfasi ai fatti reali cercando di riferirsi al mito il minor numero di volte possibile e solo se strettamente necessario.
  2. L’effetto contraccolpo dell’esagerazione: troppe informazioni possono rafforzare il mito invece di sradicarlo, ottenendo così l’effetto opposto. Un mito semplice, infatti, è cognitivamente più attraente di una correzione esageratamente complicata. È meglio fornire poche e selezionate informazioni, esposte in maniera chiara e semplice, piuttosto che perdersi in argomentazioni infinite.“Le informazioni che sono facili da elaborare hanno maggiori probabilità di essere acettate come vere”. Per questo motivo è opportuno evitare linguaggi sensazionalistici e commenti sprezzanti, mantenendo il messaggio snello e facile da leggere (anche utilizzando font chiari e grafici esplicativi). La regola di base è attenersi al principio KISS (Keep it simple, stupid! / Falla semplice, sciocco!).
  3. Il ritorno di fiamma della visione del mondo: forse il più pericoloso tra i fenomeni legati alla rimozione di un mito. Le informazioni che minano una particolare visione del mondo non solo sono difficilmente accettabili ma possono finire col rafforzare le convinzioni errate. “Per coloro che hanno opinioni ben radicate, l’affrontare controargomentazioni può indurre a rafforzare il proprio punto di vista.” Per questo un’informazione deve essere resa più accettabile inquadrandola in modo che sia meno minacciosa per la visione del mondo di un soggetto. Il metodo comunicativo, poi, deve focalizzare la propria attenzione sulla maggioranza indecisa piuttosto che sulla minoranza inamovibile.

Una volta superati gli ostacoli dei vari ritorni di fiamma bisogna affrontare la questione del come rimuovere efficacemente un mito sostituendolo con l’informazione corretta. Ovviamente il metodo diretto alla Inception è di difficile realizzazione, e anche se lo fosse ho dei forti dubbi su quanto potrebbe essere etico…

inception

Scherzi a parte rimuovere un’informazione scorretta ben radicata nella mente di un soggetto è un lavoro complesso che richiede particolare attenzione. Questo perché quando qualcuno ascolta un’informazione non vera costruisce intorno ad essa un modello mentale, con il mito che ne fornisce la spiegazione, nel quale si barrica in maniera spesso inamovibile.

Se il mito viene sfatato si forma una lacuna nel modello mentale. In assenza di una spiegazione migliore, però, la mente, che tende a preferire un modello scorretto ad uno incompleto, opta ancora per la leggenda metropolitana.

Il metodo più efficace consiste quindi nel fornire una spiegazione alternativa che colmi la lacuna nel modello mentale del soggetto. Sollevare sospetti sulla fonte della disinformazione aiuta ulteriormente a ridurre l’influenza dell’informazione scorretta. L’uso di grafici informativi, infine, aumenta la chiarezza dell’esposizione, riducendo le ambiguità a cui si può appigliare un soggetto radicato nelle proprie convinzioni.

Il mio consiglio è di approfondire sempre qualsiasi argomento, ascoltando tutte le posizioni e lasciando perdere le argomentazioni che si basano su trucchi comunicativi scarsa qualità (ma purtroppo di grande effetto) come le teorie della cospirazione e l’uso di falsi esperti.

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